
PAROLE CHIAVE: prestazionale occasionale, partita iva, contributi, ritenuta, organizzazione d’impresa, saltuarietà, subordinazione, ricevuta, dati obbligatori, marca da bollo
È sufficiente una ricevuta o si deve aprire la partita IVA?”. È la domanda più frequente di chi comincia a lavorare in proprio. La prestazione occasionale è una soluzione semplice e legale. Non è però un jolly da usare in modo completamente libero. In questo articolo approfondiamo, in modo pratico, quando funziona, come si paga e quali sono i segnali che indicano che è necessario passare alla P.IVA.
Cos’è (davvero) una prestazione occasionale
È un lavoro autonomo saltuario, senza continuità e senza organizzazione d’impresa (niente struttura stabile, niente sito e listini “professionali”, niente pubblicità sistematica). Si usa per incarichi singoli, ben delimitati nel tempo e nell’oggetto. Se l’attività diventa abituale o organizzata, si è già nell’ambito dell’impresa o della professione: a questo punto è necessaria la partita IVA.
NB: Non devono essere presenti questi segnali che aprono la strada alla partita iva:
- Ripetitività con lo stesso cliente o con molti clienti su base mensile.
- Organizzazione di mezzi (strumenti dedicati, sito, campagne, listini).
- Programmazione continuativa (calendari, fasce orarie fisse, SLA).
Continuare con “ricevute” in questi casi espone sia il cliente che il lavoratore occasionale a rischi fiscali e, soprattutto, lavoristici.
NB: Non è un modo per mascherare un rapporto di lavoro subordinato: se il committente dirige in merito a orari, luoghi d’esercizio, strumenti e controllo si passa alla subordinazione e quindi al regime di lavoro dipendente.
Come si paga: ritenuta, contributi e ricevuta
Sul piano fiscale, quando il committente è un sostituto d’imposta (azienda o professionista), i compensi da prestazione occasionale subiscono la ritenuta d’acconto del 20%. La ritenuta la trattiene il committente, la versa con F24 (codice 1040) entro il 16 del mese successivo, rispetto al pagamento della prestazione, e la certifica nella CU (entro marzo) e nel 770 (entro fine ottobre). Se il committente è un privato, non c’è ritenuta: è quindi previsto il pagamento dell’importo pieno e non all’80% come nel caso illustrato sopra.
Per la previdenza, la regola è semplice: fino a 5.000 € lordi annui (sommando tutte le prestazioni occasionali dello stesso prestatore verso tutti i committenti) non sono dovuti versamenti di contributi. Superata la soglia, scatta la Gestione Separata INPS solo sulla parte eccedente. In pratica il committente (con F24) trattiene al prestatore 1/3 del contributo e versa 2/3 a proprio carico.
:.
Esempio pratico:
Incarico una tantum: 1.000 € lordi, committente azienda.
Ritenuta 20%: 200 €.
Se il prestatore non ha superato i 5.000 € annui, niente INPS.
Netto che riceve: 800 € (o 802 se il committente rimborsa la marca da bollo).
E l’IVA?
Sulle prestazioni occasionali rese da un privato non si applica l’IVA. Se invece stai fatturando con P.IVA, sei fuori dall’occasionalità si devono seguire e regole IVA proprie dell’attività e del regime di appartenenza.
Cosa mettere per iscritto
Anche per un incarico “una tantum” è opportuno indicare che cosa si fa o si farà, eventualmente le tempistiche e il costo. Bastano poche righe di incarico e i dati prima illustrati. Potrebbe essere opportuno specificare chi detiene i diritti sul risultato (es. testi, grafiche, foto), come si usa il lavoro consegnato e come si trattano i dati (privacy). I piccoli contenziosi nascono quasi sempre da aspettative non allineate, non da norme astratte.
Quindi per ricapitolare: La ricevuta è un documento libero, ma deve avere alcuni dati molto importanti, ovvero:
- dati anagrafici e di residenza di chi paga e di chi incassa;
- descrizione dell’attività;
- data;
- importo lordo, eventuale ritenuta 20%, contributi INPS se dovuti, netto a pagare.
- Sopra € 77,47 va la marca da bollo da 2 € (a carico del prestatore, che può addebitarla).
Conservare sempre copia della ricevuta e la prova del pagamento è un’abitudine importante
In tre mosse per partire sereni
- Verificare se è davvero un incarico unico, senza organizzazione?
- Concordare per iscritto obiettivo, tempi, prezzo.
- Emettere la ricevuta corretta (ritenuta sì/no, INPS sì/no, bollo) e conservare tutto.
Quando le richieste iniziano a diventare stabili, è opportuno aprire la P.IVA con la forma più adatta. Se ti serve una consulenza
Share this page